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TidBITS#395/01-Set-97

La brutta faccenda delle licenze ai cloni dovrebbe raggiungere il suo apice questa settimana, per questo aggiungiamo nuovi commenti alla vicenda e spieghiamo perché, secondo TidBITS, Apple ha bisogno dei cloni. Inoltre, Adam descrive il suo ultimo libro, che, con un approccio diverso da Internet Starter Kit, parla della rete delle reti. TidBits si chiude con la prima parte di una riflessione sul fenomeno shareware, scritta da Rick Holzgrafe che ci spiega anche i segreti per creare shareware di successo.

Indice:

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MailBITS/01-Set-97

I cloni traditi dalla Apple -- La scorsa settimana Apple ha ristretto i termini per l'aggiornamento del Mac OS, offrendo opportunità di sconto per l'aggiornamento a OS 8 solo ai possessori di computer Apple Macintosh originali. Precedentemente, qualunque computer Mac con qualunque versione di Mac OS (ad esempio, molti modelli, ancora oggi, vengono venduti con Mac OS 7.6 preinstallato) poteva essere aggiornato per $9.95. Dal 1 Agosto, gli utenti che posseggono un Mac-clone devono contattare il loro rivenditore per sapere se esiste ancora l'opzione di aggiornamento scontata, sebbene Apple pare onorare gli ordini timbrati fino al 1 Agosto. [JLC]

<http://www.macos.apple.com/macos/releases/fulfillment.html>


Il caso "Cloni"

di Adam C. Engst <ace@tidbits.com>

Secondo voci accreditate, la vicenda delle licenze dovrebbe raggiungere il suo apice proprio questa settimana, nel periodo in cui leggete queste righe. Per i nuovi amici e per chi crede nella necessità, per Apple, dei cloni, durante la prossima settimana il nostro sito Web verrà aggiornato con informazioni il più possibile tempestive e veritiere.

<http://www.tidbits.com/>

L'articolo della scorsa settimana a proposito della vicenda licenze, ha registrato il record di messaggi nella storia di questa pubblicazione. Questa settimana condivido alcuni di questi messaggi e cerco di offrire una forte motivazione alla tesi pro-cloni.

Due teste sono meglio di una? In TidBITS-372, , ho proposto la scissione di Apple in almeno tre differenti aziende, ognuna libera di fare del meglio per se stessa: una azienda hardware, una azienda software specializzata in sistemi operativi e un'altra specializzata in programmi e utilities. Sebbene i miei suggerimenti siano stati ignorati, Apple ha scisso la divisione Newton creando la Newton, Inc. (vedi TidBITS-381).

In quei tempi, la vicenda delle licenze non era ancora in primo piano. Ma, come molti mi hanno ricordato, il fatto che Apple sia una azienda di sistemi operativi l'argomento clone sarà sempre fonte di conflitti. Mel Martinez <mem@jhu.edu> ha commentato:

Il tuo commento, "...i cloni risolvono e creano problemi alla Apple..." va al nocciolo della questione. La strategia di Apple è fondamentalmente in conflitto con l'evoluzione dell'industria moderna dei personal computer. Definisci Apple una "azienda di sistemi " (mentre Microsoft è una azienda software). In ogni caso non si può essere una azienda di sistemi e contemporaneamente attuare una politica di licenze sui propri sistemi operativi da rivendere ad altre "aziende di sistemi". Tutto ciò crea conflitti di interesse tra le aziende. Il fenomeno dei cloni è positivo per la parte software di Apple mentre non lo è per la parte hardware. In questo modo le due metà della "Mela" sono in conflitto ed essere in conflitto con se stessi è sempre un brutto affare. Come soluzione, propongo di separare la divisione hardware da quella software in modo che i singoli interessi siano immediatamente visibili. I cloni hanno dimostrato che dal punto di vista hardware la Apple è sostituibile. Il software della Apple è il vero valore della azienda, a parte gli ultimi esiti finanziari.

Rob Gvozden <gvozden@hk.super.net> aggiunge:

Per come la vedo io, ti sei avvicinato al cuore del problema quando parli di Apple e Microsoft considerando i loro rispettivi mercati. Sviluppare software e hardware per il mercato di massa sono attività molto diverse in termini di organizzazione di marketing. Un sistema operativo è un bene molto protetto, assomiglia molto ad un monopolio in cui i concorrenti possono fornire solo prodotti imperfetti. Assemblare CPU in una scatola è una "competizione monopolistica" dove Compaq e Dell sono identificabili come computer differenti ma in grado di eseguire lo stesso software correttamente, pur con minime differenze che rispecchiano i diversi processi di produzione.

In termini di prezzo l'implicazione è chiara: in questi casi la competizione costringe i monopolisti a ridurre i prezzi fino a coprire il solo costo di produzione. Tutto naturalmente in vista di margini più elevati, che arrivano man mano che il mercato si allarga, la competizione sui prezzi elimina i concorrenti e il monopolista si trova finalmente solo sul mercato.

All'inizio Apple aveva il monopolio di hardware e software: era impossibile usare l'uno senza l'altro. Aprire il fronte hardware ai cloni ha cambiato il profilo dell'azienda. La competizione sul prezzo dell'hardware ha portato ad una contrazione dei margini di profitto.

Ciò porta direttamente alla separazione di Apple in due parti separate: una hardware e una software. Se Apple rimane unita, i santoni dell'hardware potrebbero far saltare tutto in aria. Con due società distinte, la parte software potrebbe sopravvivere senza troppi problemi, senza preoccuparsi del computer sul quale gireranno i suoi prodotti, mentre la parte hardware dovrebbe imparare a competere con margini ridotti o altrimenti passare la mano.

Spero che Apple risolva presto la sua crisi di identità. Credo sia non tanto la ricerca di nuove fasce di mercato quanto questa crisi di identità la ragione che ha spinto Apple nel punto in cui la troviamo oggi.

Errare è umano... A proposito di Rhapsody per computer Intel, Karen Nakamura <karen@gpsy.com> ha fatto una affermazione che merita una riflessione. Quando NeXT ha convertito NeXTSTEP per processori Intel, il mercato hardware NeXT basato sui Motorola 680x0 si è bloccato. Sebbene i prodotti hardware NeXT siano sempre stati accolti positivamente, il fatto che NexTSTEP arrivasse da un unica azienda e che girasse senza problemi sui cloni PC ha convinto molti utenti a non comprare più hardware con chip Motorola. Karen scriveva:

Sembra che Apple stia ripetendo deliberatamente lo stesso sbaglio. Se Apple sta seriamente portando avanti Rhapsody, adesso non è proprio il momento di sbattere la porta in faccia ai cloni e tornare alle vecchie abitudini. Apple dovrebbe preoccuparsi di più dei cloni PC che dei cloni Mac. Non sono molto ottimista sul futuro della divisione hardware della Apple, l'unico modo di sopravvivere dopo Rhapsody è conquistare una fetta di mercato in termini di workstation installate sul totale, non rispetto ai cloni, tale da garantire il supporto da parte degli sviluppatori.

L'analogia è evidente, ma la differenza sostanziale sta nel fatto che Apple ha una base di computer installati molto più numerosa della NeXT e molti degli utenti Mac non vorranno (o potranno visto che Rhapsody richiede i PowerPC più recenti) passare al potente Rhapsody. Ma Karen si chiede: l'hardware Mac sarà sufficientemente attraente da sconfiggere l'alternativa cloni-PC a basso costo? E per tornare alle licenze, un mercato ristretto di cloni, come pu÷ aiutare la transizione dei Macintosh verso Rhapsody?

Il vero affare -- Ho tralasciato un paio di fatti nel mio ultimo articolo - innanzitutto gli accordi, anche verbali, presi precedentemente alla partenza di Gil Amelio verranno rispettati. Amelio commenta questa decisione in alcune interviste.

<http://www.macaddict.com/exclusive/giltalks.html>
<http://www.mercurycenter.com/opinion/docs/009108.htm>

Ma allora chi è il responsabile? Molti indicano Steve Jobs, al quale sembra che i cloni danneggino la Apple. Ciò potrebbe essere vero, ma continua ad esserlo anche negli accordi rinegoziati nel periodo post-Amelio. Ma Jobs vuole davvero eliminare i cloni o vuole solo sfoltirne le schiere? O, come sostiene Gil Amelio nelle interviste, Apple teme la competizione? Non saprei rispondere, ma è sempre difficile ignorare l'opinione di Amelio.

Ho detto la scorsa settimana e lo confermo: l'accordo sulle licenze deve soddisfare entrambi (ovviamente così era fino a poco tempo fa). Apple necessita dei cloni Macintosh e sia eliminando completamente le licenze, sia concedendole a prezzi troppo alti, tali da mettere fuori mercato i cloni è letale per Apple.

La situazione rimane complessa e incomprensibile a causa della limitata qualità e quantità delle informazioni disponibili. Comunque credo ancora più fermamente che Apple debba trovare un modo per sostenere i costruttori di cloni. L'eliminazione dei cloni potrebbe diventare un suicidio. Proviamo ad immaginare lo scenario:

Valutando anche gli aspetti positivi, tutto ciò che potrebbe esserci sta nella percentuale di vendite dei cloni che non hanno sostituito vecchi Macintosh. Sono soldi, ma non credo siano sufficienti per poter ripianare i problemi finanziari di Apple. Esiste anche la possibilità che Apple voglia riprendere il controllo sullo sviluppo hardware delle proprie macchine, ma mi sembra troppo infantile. In ogni caso gli aspetti negativi prevalgono sui positivi così tanto da spingermi a chiedermi dove Jobs o qualcun'altro alla Apple sia diretto.


La Official AT&T WorldNet Web Discovery Guide

di Adam C. Engst <ace@tidbits.com>

E' disponibile il mio ultimo libro, The Official AT&T WorldNet Web Discovery Guide (Osborne/McGraw-Hill, ISBN 0-07-882336-6, $24.99). Il libro è terminato da un pezzo, ma un errore di stampa e lo sciopero della UPS hanno contribuito a tenerlo lontano dagli scaffali per qualche settimana. Apparentemente dal titolo sembra che il libro sia destinato agli utenti di AT&T WorldNet, il CD contiene il software per la connessione a AT&T WorldNet (sia per Mac che per Windows, con un mese gratuito per i lettori), in realtà si tratta di un libro su Internet utile ai novizi e agli esperti. E' però molto diverso dai miei libri Internet Starter Kit, che cercavano di dare una idea generale di Internet e del software per Internet. Il nuovo libro si rivolge a chi sa già usare un browser Web e spiega come lavorare in Internet con i giusti strumenti, come i motori di ricerca, i cataloghi Web, elenchi di persone e aziende, eccetera.

<http://www.tidbits.com/adam/book-frame.html>

Secondo me la sezione più interessante è l'ultima, quella che contiene otto capitoli dedicati all'integrazione di Internet nella vita di tutti i giorni. Generalmente i computer e in modo particolare Internet sono troppo isolati dalla vita reale. Abbiamo permesso ad espressioni della tecnologia come il telefono o le automobili di cambiare la nostra vita nei modi più diversi, dobbiamo riuscire ad integrare anche i computer e Internet in modo più semplice. Comunque non voglio essere un esempio da seguire come nel mio libro, non meravigliatevi se, incontrandomi al Macworld Expo, vi racconto una storiella tratta dal mio libro. Tutti abbiamo un numero limitato di aneddoti e molti dei miei sono ora di pubblico dominio. .

Potete trovare il libro nel vostro negozio preferito, ma se non lo trovate, vi invito a chiederlo. Ci sono molti negozi di libri sul Web che lo offrono, inoltre ho aderito al programma Amazon Associates, ci÷ implica che se acquistate il libro seguendo il link pubblicato sul nostro sito Web (riportato anche sotto), riceveremo una piccola somma da Amazon. Consideratelo un modo per contribuire a TidBITS.

<http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0078823366/tidbitselectro00A/>

Se vi state chiedendo che cosa ho fatto nel frattempo (oltre a rispondere a centinaia di lettere sulla faccenda dei cloni), controllate questo spazio per altri importanti annunci da TidBITS per altri libri (uno interamente su Eudora, uno dei miei programmi preferiti).


Shareware di successo , prima parte

di Rick Holzgrafe <rick@kagi.com>

[N.d.R.: Questa è la prima parte di un articolo scritto da Rick che è già apparso in Internet. L'abbiamo trovato affascinante non solo per la descrizione del mondo dei programmatori shareware ma anche per la personale spiegazione di come funziona il mondo shareware visto con gli occhi di un consumato sviluppatore Macintosh. Abbiamo chiesto a Rick se potevamo pubblicare l'articolo per TidBITS e lui ha gentilmente acconsentito.]

Ciao! Sono Rick Holzgrafe della Semicolon Software, sono un programmatore shareware. I miei amici sanno bene di cosa non parlare con me: shareware marketing. Se inizio, non smetto più . Quando incontro altri autori di programmi shareware, li trovo tutti a me simili: sempre alla ricerca di maggior successo. Io non sono il più grande autore shareware della storia, ma sono sulla piazza da una decina di anni, e i soldi che mi arrivano dallo shareware sono una frazione importante dei miei guadagni..

Molti dei consigli che troverete in questo articolo arrivano grazie al contributo di: Peter N Lewis e Jeremy Nelson della Stairways Shareware, Kee Nethery di Kagi, Tonya Engst di TidBITS, e dagli autori della mailing list di Kagi. Un grazie a tutti..

Cos'è il successo? Mi consideravo uno di successo, qualche anno fa, quando vendetti 500 copie del mio primo shareware (un gioco di tipo adventure chiamato Scarab of Ra). Non c'erano così tanti autori allora e i programmi veramente importanti erano ancora meno. Con $10 per copia in circa cinque anni ho raccolto qualche migliaio di dollari: abbastanza per comprare del buon software e del buon hardware. Ho acquisito anche una certa reputazione grazie ad alcune recensioni.

<http://www2.semicolon.com/Rick/Scarab.html>

Ci sono diversi parametri per misurare il successo: fama, gloria e soldi. Inoltre, scegliendo ciò che si vuole fare, si acquisiscono competenze che nessuno ti permetterebbe di avere. Si possono fare amici, alcuni di loro, incontrati grazie allo shareware sono tra i migliori che ho; altri non sono solo buoni amici ma anche persone interessanti da conoscere.

Consiglio agli autori shareware di decidere il loro obiettivo. Alcuni sono interessati alla reputazione, all'esperienza e all'amicizia; sono quelli che realizzano buoni prodotti freeware. Molti sono interessati a tutto questo, con un forte accento per l'aspetto economico. (non dovete vergognarvi di voler guadagnare dei soldi. Nessuno meglio di uno sviluppatore conosce quanto costino hardware software e tempo. Gli hobby costosi si coltivano meglio se contribuiscono a riempire le tasche!) Il resto dell'articolo contiene perci÷ alcuni consigli su come aumentare i profitti della vostra attività di sviluppo shareware. Se li applicherete, non solo guadagnerete di più , ma in mezzo ai soldi troverete anche fama e gloria..

Dopo alcune riflessioni ho concluso che esistono sette chiavi per il successo nello shareware. Io le chiamo "Le sette P":

1. Prodotto
2. Pazienza
3. Pulizia
4. Pagamenti
5. Propagazione
6. Promozione
7. Politica

Vedremo come scrivere software sia la parte più semplice. Oltre al codice c'è dell'altro!

La prima P: il prodotto Dovete scegliere un prodotto da creare e vendere. Ci sono già molti software in circolazione, altri prodotti simili potrebbero essere inutili. La maggior parte dei programmatori shareware realizzano prodotti che loro vogliono, non quelli che potrebbero vendere. Non c'è nulla di sbagliato in questo, ma se si vuole vendere occorre avere un mercato, degli utilizzatori fedeli, una presentazione ottimale, robustezza, attrattiva commerciale e un prezzo competitivo.

Audience -- Supponiamo che la paleobotanica sia un argomento affascinante. Avete speso due anni per creare un programma straordinario, sfruttando al meglio le vostre conoscenze di programmazione e di paleobotanica. Il programma è così bello che ogni appassionato di paleobotanica dovrebbe averne una copia. Quante copie ne vendereste?

Esatto, non molte. Per essere un prodotto di successo, il vostro software deve rivolgersi ad un vasto pubblico. Devono esserci molte persone desiderose di avere il vostro software; altrimenti le vendite saranno rare e minime. Potrebbe sembrare ovvio, ma spesso non lo è. Mi capita spesso di sentire qualcuno lamentarsi amaramente di non riuscire a vendere shareware, senza considerare la limitatezza del mercato al quale si rivolge.

Ecco qualche esempio di programmi di successo con un vasto pubblico potenziale::

<http://www.stairways.com/anarchie/>

<http://www.kaleidoscope.net/>

<http://www2.semicolon.com/Rick/STD.html>

E' possibile anche rivolgersi a categorie particolari di utenti, purchè * siano sufficientemente numerose. I programmi di elaborazione grafica possono essere un esempio: non tutti li usano ma sono comunque molti.

Uso frequente Il prodotto deve essere usato spesso, giornalmente, meglio se continuamente. ricordo un autore shareware che si lamentava delle scarse vendite. é? Il suo prodotto veniva usato solo una volta da ogni utente, modificava alcune parti del sistema su disco e una volta effettuate, le modifiche diventavano permanenti. Questo rende il programma difficile da ricordare.

Intendiamoci, aveva ragione nel lamentarsi; la gente usava il software ma non pagava. Questa è pirateria. Ma ci÷ non cambia nulla, per quanto ingiusto possa essere, succede. La prossima volta parleremo di come farsi pagare anche successivamente. Il punto è che gli utenti non pagano se non gli si ricorda costantemente di quanto sia utile o bello il software che stanno usando.

I tre prodotti citati sono esempi di queste qualità. Anarchie è usato probabilmente da chiunque carichi o scarichi file da Internet, molte persone lo usano quotidianamente. Giochi come Solitaire Till Dawn sono attraenti e le persone giocano spesso. Kaleidoscope, modificando finestre, menu e bottoni è usato costantemente.

La presentazione efficace I venditori consumati sanno quanto sia importante una buona presentazione, una breve descrizione del prodotto che spieghi al cliente potenziale quanto è buono il prodotto e quali sono i vantaggi nel possederlo. La presentazione dovrà essere veloce e chiara per avere maggiore effetto.

Si trova molto shareware in giro e ne esce sempre di nuovo quotidianamente. Prestare attenzione al prodotto anche a metà della lavorazione pu÷ essere utile. Nessuno pu÷ provare tutto lo shareware esistente, generalmente si prova solo quello che sembra più utile. Avete solo un paragrafo (in un sito Web, in una rivista, su Info-Mac Digest o da qualche altra parte) per catturare l'attenzione del cliente e convincerlo a provare il vostro software.

Solidità -- Ecco un argomento sul quale siamo tutti d'accordo. Il software deve essere solido: nessuna bomba, nessun errore, nessun comportamento anomalo, nessuna scusa!

Essere perfetti è difficile. Non conosco nessuno che ha prodotto software senza errori. Ma dovreste odiare farlo, soprattutto correggete gli errori appena apprendete della loro esistenza e realizzate un aggiornamento. Il testing è una parte importante dello sviluppo. Appena una versione vi sembra sufficientemente solida, chiamate qualche amico fidato e fategli usare il software; chiedetegli dei giudizi. Lavorate sul prodotto e testatelo fino a quando non vi sentite pronti per la pubblicazione. A quel punto dovete resistere: inizia il testing della versione beta.

Esistono due approcci per il beta testing: un piccolo gruppo selezionato attentamente o un grande gruppo. Un gruppo piccolo vi permette il contatto con ogni tester e potete scegliere il gruppo in modo da distribuire gli incarichi. Ma con un piccolo gruppo non avete informazioni su differenti configurazioni hardware e software senza parlare dei diversi utilizzi. Un grande gruppo offre queste coperture ma il dettaglio delle informazioni è generalmente inferiore ed è molto difficile mantenere contatti con tutti i componenti del gruppo.

Se cercate dei tester attraverso i newsgroup, troverete un sacco di volontari. Solitamente io lavoro con gruppi piccoli ma fidati. Per trovare buoni elementi, inserisco molti dettagli nelle mie richieste. Non prendo in considerazione tutti quelli che non si attengono alle mie istruzioni, in quanto si rivelano poco affidabili. Chiedo ad esempio una descrizione del loro hardware e del loro software, una breve descrizione personale ed eventuali precedenti esperienze, anche con i miei prodotti, o sui computer in genere. Uso le risposte per separare i cattivi teste dai buoni e mi assicuro comunque un vasto parco di volontari.

Considerate almeno due mesi per il testing, preparatevi a molto di più se vengono segnalati gravi errori. Continuate il testing almeno fino a quando, dopo due settimane non viene segnalato alcun errore. Nessuno compra un prodotto che non funziona. Fatelo funzionare!

Anche se producete shareware, deve sembrare software commerciale. Ogni altra cosa sembrerà inaffidabile.

Meglio se cercate di essere come, o meglio, del vostro antagonista commerciale. Non sempre è possibile: pochi autori shareware possono competere con eserciti di programmatori, artisti, o scrittori che Adobe impiega per ogni versione di Photoshop, per esempio. Potete comunque avere successo con programmi minori, purchè * siano buoni e a buon prezzo in modo da diventare convenienti per chi non ha bisogno di un prodotto super completo senza dover spendere una fortuna. Mi viene in mente un esempio KeyQuencer 1.0, uno shareware da $10 non così completo come QuicKeys, ma economico, elegante e potente. [KeyQuencer è giunto alla versione 2.0 e viene venduto come software commerciale unitamente allo shareware KeyQuencer Lite 2.0; vedi TidBITS-351. -Tonya]

<http://www.binarysoft.com/kqmac/kqmac.html>

Prezzo attraente -- I sostenitori dello shareware elencano il basso prezzo come uno dei vantaggi principali. Se il vostro prodotto è valido quanto il suo antagonista commerciale, potete venderlo allo stesso prezzo, ma il mio consiglio è di tenere comunque bassi i prezzi. I prodotti commerciali vengono distribuiti unitamente a floppy, CD-ROM, manuali, tutti costi che voi non avete, così potete far risparmiare qualcosa ai vostri clienti.

La seconda P: Pazienza -- Forse la vostra prima uscita vi renderà miliardari. Solitamente questo non accade e spesso si perde la pazienza.

Il primo shareware non sarà un successone. E' vero anche per i professionisti. Il segreto è non arrendersi ma imparare il massimo dalla prima esperienza: é non ho venduto, é non è piaciuto, quali funzioni avrei potuto aggiungere, le funzioni potrebbero essere velocizzate, l'interfaccia era semplice? Nella seconda versione eliminerete tutti questi difetti e le vendite cresceranno, e riprenderete ad analizzare i difetti, fino a quando il programma sarà (quasi) perfetto.

Pensate a Microsoft Windows. La versione 1.0 era un disastro. Usata da pochi e derisa da molti. Ma Microsoft non ha rinunciato ed è uscita la versione di Windows 2.0. Non è stato un successo, ma sicuramente era meglio della precedente. Il vero successo è arrivato con Windows 3.0 e Microsoft continua a migliorarla.

[La prossima settimana Rick illustrerà altri punti per essere autori shareware di successo.]

[Quando non crea il suo shareware, Rick Holzgrafe programma per diverse note aziende della Silicon Valley.]


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